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Attraverso l'immagine, al di là dell'immagine di Emanuele BeluffiPer quale motivo l'opera di Alessandro
Bulgarini sembra così inattuale? (Emanuele Beluffi - settembre 2009) NOTE
AENIGMA PICTURAE di Giovanni QuaresminiLa narrazione figurativa di Alessandro Bulgarini sottende ed esplicita concetti e si raggruma in nuclei densi di metafore che sembrano irrompere dall'irrealtà per frantumare luoghi comuni o svelarne i limiti e le contraddizioni.
Alessandro Bulgarini è un giovane pittore che, a passi lunghi, percorre la sua originale strada artistica senza nulla concedere ad una presunta idea del bello o a convenienze di maniera. Sorprende per i suoi messaggi che penetrano la superficie dei contenuti per addentrarsi, al di là delle apparenze, nella loro profondità svelandone l'aspra essenza. Entra con determinazione creativa nel mondo dei concetti e delle metafore nell'invenzione di narrazioni lapidarie dalle immagini simboliche come epigrafi. In questo modo, tenta di svelare i luoghi comuni di cui l'uomo, spesso, è prigioniero nella sommersione dei detriti di un quotidiano edulcorato di cui sembra non avvedersi a causa dell'abitudinarietà ripetitiva. Così l'artista invita a guardare il mondo attraverso un surrealismo senza perifrasi con riflessioni pittoriche che possono far sorridere per l'ironia sottesa o procurare un certo qual turbamento per gli squarci che possono delineare sull'agguato di vicende legate alla precarietà della vita. In ogni caso si tratta di introspezioni, che non sono mai banali, ma che si aprono a percorsi d'empito originale. Sorprende la sua lucidità creativa che aggioga la figurazione iperrealista al carro metafisico e simbolico agitando inquietudini e prospettive, a volte, di tenore provocatorio e, altre, espresse in riflessività discorsiva. Dentro ed oltre il simulacro dell'immagine, esplora concetti e valori mettendo a nudo aspetti inquietanti della vicenda umana che, spesso, si aprono alla speranza del futuro. Nelle sue opere propone un approccio alla realtà che rovescia luoghi comuni sia mentali che visivi. La sua ascendenza stilistica è calamitata dall'alveo surrealista che arricchisce con una vena personale nell'esplorazione di percorsi e lampeggiamenti creativi che, a volte, sembrano scagliati sulla tela come saette ad illuminare la parte oscura dell'uomo o il rovescio di concetti o di situazioni. Si addentra così nel territorio dell'inusualità che, a volte, si tinge di fantastico e, altre, di utopia per ri-velare il limite del catino d'acqua in cui siamo immersi e che rischiamo di scambiare per mare. Ed ecco “Il dominio del simulacro” con due occhi posati sul ripiano accanto ad un volto a cui appartenevano a rappresentare l'accecamento che deriva dalla testa vuota che sta dietro il volto perchè le è stata tolta la capacità di pensare. Del resto, la televisione ha avviato l'era dell'accecamento abituandoci a vedere tantissime immagini in modo che, di conseguenza, nessuna immagine possa rimanere impressa nella mente abbacinata da un continuo bombardamento figurale ed emozionale. Ai “Bambini senza volto” del nostro tempo - altro tema caro ad Alessandro Bulgarini - invece, è stata preclusa la possibilità di futuro: non hanno bocca e labbra, quindi non possono comunicare e non sono in condizione di costruirsi un'identità. Ed è uno dei problemi della nostra società che l'autore indaga con la sua vena pittorica. Ma la speranza si apre con “Il figlio di un nuovo domani” in cui il volto di un bimbo appare avvolto da un'intensa luminosità irreale. Si tratta della rigenerazione dell'essere umano che approderà ad un rinnovamento interiore e, nel contempo, con la nuova linfa vitale si aprirà anche una nuova visione energetica quando il petrolio finirà. Al nuovo risveglio interiore dovrà corrispondere un'innovazione energetica. E così l'artista lega per vie misteriose sentimento e materia, interiorità ed energia. “Che cos'è la
pittura per te?”- gli chiedo a bruciapelo. Certamente “Tempus
edax rerum”. Ed ecco accanto l'opera “Pop is dead” con il teschio di Andy Warhol a delineare la dissoluzione dell'effimero con la rappresentazione della pelle di un viso che si lacera e si dissolve. L'effimero per Alessandro Bulgarini è la confusione presente sul mercato ed è simboleggiato dal trionfo della banalità e del pressapochismo nel considerare che cosa sia o non sia opera d'arte. L'artista pur nell'innovazione stilistica si ispira ad un concetto di arte antica come espressione di una creazione di oggetti unici ed irripetibili come lo è, del resto, l'uomo nella sua unicità che non può essere replicata. E così Alessandro Bulgarini continua nel suo cammino che sa e vuole sia soltanto suo e irripetibile. (Prof. Giovanni Quaresmini - aprile 2010) Vincenzo BaratellaQuando
ebbi modo di vedere l’opera di Bulgarini, rimasi perplesso davanti
alla poliedricità di assunti che ruotano, e indubbiamente prillano,
attorno ad una produzione che non è certo facile nell’impatto.
Sono rimasto frastornato dalla pioggia meteoritica di contenuti,
corredati da citazioni auliche, proposta dal giovane artista
bresciano. E’ indubbia la ridda di pensieri che genera la
risultante pittorica qualora impernia il suo sforzo nel focalizzare
le tematiche della psiche. Parola grande che compatta l’anima e la
testa, senza dubbio l’intento di Bulgarini è di affermare ciò che
è in noi nascosto e parzialmente manifesto. L’auriga tiene le
redini del bene e del male, nel volo pindarico oltre l’uomo e nel
precipizio d’Icaro. L’Ubermansch è definitivamente morto con il
dio niciano ed i nuovi feticci hanno imbrattato i muri di
superstizioni e di sortilegi. Bene e male sono rimasti il vello del
corpo; l’involucro è diventato il simulacro propiziatorio da
esibire nel rituale della quotidiana affermazione del sé. L’uomo è
nella dimensione della cecità: l’attualità di Saramago si rinnova
nelle tele di Bulgarini. L’istintivo, l’Es, l’odore di ciò che
è nel sinolo aumenta il vigore nella partenogenesi di ciò che sta
dietro al velo di Maja. Sono forse solo i fantasmi di un gotico amato
ed introiettato, comunque sono le reminiscenze anche di un surreale
approccio con il sé, con i moti dell’anima, con gli imprevisti
della follia. Indubbiamente la psiche, come decodifica di un arcaico
sostantivo, apre le porte all’animo e alla ragione; analogamente il
teschio di Dalì, ributtante scatola cranica adorna di baffi, non è
solo il “memento mori” ma la continuità, quasi d’amorosi
sensi, di un messaggio esistenziale, nel porgere le chiavi per porte
che s’aprono solo sul mondo privato dell’io-sono. Un impianto
personale incomunicabile da sempre che fin dai primi giorni di vita
tappa la bocca ed impedisce di gridare quel cogito ergo sum che
definisce l’unicità dell’esistente. Nell’intento di Bulgarini,
l’artefice è la graffiante rabbia del dipingere ciò che è dentro
e fuori di noi. Egli esibisce un autoritratto prono sulla tavolozza,
rabbioso di colori e di idee: caravaggesca agitazione di un artista
che abbraccia la pluralità dell’Esserci nel bene e nel male, e
oltre gli stessi. Di sicuro nelle dimensioni dell’ignoto e del
non-normale Bulgarini cerca di esibire il frutto della sua ricerca
che va al
di là dell’immagine,
attraverso
l’immagine.
In questo impegno tematico c’è pure il corollario delle
reminiscenze: una qualsiasi Galatea ninna un arto di bretoniana
memoria, a lato della tela fa capolino uno dei mostri di Bosch. Sono
senza dubbio i feticci generati dalle paure e dall’approccio
desueto con l’evolutivo interscambio sociale. Continua il gioco
surreale della perversione: la fragilità dei corpi senza sostanza:
oh quanta species cerebrum non habet. Sono gli sguardi senza pupilla,
sono involucri, maschere inserite in un consorzio umano che solo
nell’analitico approccio pirandelliano rendono unicità contro
mille interpretazioni; nella transitorietà interpretativa
nessuno-uno legittima l’esistere della personalità.
(Prof. Vincenzo Baratella - Rovigo, Studio Arte Mosè, marzo 2010)
Studio sull'Arte Alchemica rinascimentale e l'immaginario Alchemico contemporaneo PURIFICAZIONE DELLA PERCEZIONE CRITICA http://museohermetico.jimdo.com/alchimia-della-percezione/ BULGARINI: UNA PITTURA CHE VA OLTRE L'IMMAGINE
Bulgarini frequenta sin da bambino lo studio del nonno, il pittore bresciano Serafino Zanella, ma è solo di recente che si avvicina con maggiore consapevolezza alla pittura, dopo averne approfondito in via autonoma la storia, anche attraverso alcuni viaggi che lo conducono a diretto contatto con le opere dei grandi maestri europei. Ed è proprio la profonda ammirazione sorta per alcuni di essi, ed il ritrovamento di alcuni carboncini regalatigli quend'era bambino (Bulgarini ha solo 26 anni), che lo portano a riscoprire anche un'innata capacità per il disegno, e a dedicarsi con impegno e dedizione alla propria ricerca pittorica. Nel giugno 2005 realizza così i primi disegni e poco dopo le prime sperimentazioni con il colore, orientandosi subito verso la figurazione, ma cercando di cogliervi un sottile senso del mistero. Ed è certamente in questa direzione che continuerà la pittura dell'artista bresciano, forse selezionando di più i temi filosofici abbinati alla fantasia dei silenzi magrittiani, magari conditi da un filo di perfida ironia. (Tiziano Marcheselli – GAZZETTA DI PARMA del 22 settembre 2009) I BAMBINI SENZA VOLTO DI ALE BULGARINI CI INTERROGANO
Da venerdì 19 giugno (ore 21) al 19 luglio il Pride Bar di via Laura Cereto n.15/A in città, propone una mostra del giovane pittore bresciano Alessandro Bulgarini, ore 9.00 – 1.00, chiuso domenica, ingresso libero, info 3383015186 www.alessandrobulgarini.it. L'esposizione, che raccoglie anche altre ricerche, è intitolata agli inquietanti “Bambini Senza Volto”: non solo dipinti – annuncia l'autore – ma anche e soprattutto concetti, pensieri, provocazioni visive volte a stimolare un meccanismo razionale che metta in crisi il consueto modo di guardare. Un approccio dunque che cerca lo spiazzamento o il ribaltamento di luoghi comuni mentali e visivi. “The Child without a Face” è preannunciato come un “emblema del nostro tempo e della carenza di prospettive......Egli ci osserva, ci interroga e ci giudica......Se potesse griderebbe il suo dissenso contro un mondo mediatico, un sistema, che non lo difende..... ma lo relega in posizioni defilate, sicuramente al seguito di cose “più importanti” quali il successo, l'apparenza, il denaro o le continuative manovre d'immagine prive di concretezza e di soluzioni.... E' così che egli ci lascia o dovrebbe lasciarci, chiedendoci: “What have you done to the Future?, Cosa ne avete fatto del Futuro?”. (Fausto Lorenzi – Giornale di Brescia del 17 giugno 2009) Il potere dell’ immagine – pensieri sull'arte Viviamo in un epoca confusa, dominata dal materialismo e dalla superficialità, in un contesto sociale in cui l'apparenza e l'auto-imposta uniformità di pensiero e di azione, sembrano avere preso il posto dei reali valori della vita, o talvolta, della vita stessa. Mai nella storia come negli ultimi 50 anni, si era assistito ad una così cospicua e rapida diffusione delle immagini, delle loro fonti e dei loro utilizzi; una sorta di bombardamento mediatico, universale e quotidiano: dalla pubblicità alla televisione, passando attraverso internet e le tecnologie digitali in continua ed incessante evoluzione. Eppure, paradossalmente, l'umanità sembra avere progressivamente perso la capacità di “vedere” in profondità, essendo diventato ormai abituale, il più superficiale atto di limitarsi a “guardare”, generando quella che Paul Virilio (nel suo libro L'Arte dell'Accecamento) ha definito “Fatale Distrazione” o “Glaucoma Artificiale”. Il Guardare luoghi o situazioni senza effettivamente essere presente, determina uno svuotamento delle immagini, una separazione tra le immagini da una parte, ed il loro significato, l'influenza sull'osservatore dall'altra. In sostanza, dei Simulacri, figli del tempo della simulazione e del trionfo del virtuale. Un' Era dell'Accecamento dunque, sociale, culturale e quindi umano, che ha prodotto e si è nutrita di un sistema dell'Arte “Ufficiale” fondato – citando sempre Paul Virilio - su di “..una cultura senza memoria e senza alcuna regola, un'arte dell'amnesia che va di pari passo con la repentina accelerazione del reale....”, totalmente asservita alle strategie di mercato, le quali hanno innescato un “...processo in cui l'amatore d'arte non è altro che il complice obbligato, il barone di una ciarlataneria che non si definisce nemmeno più come tale......qui dall'amatore divenuto “consumatore d'arte”, ci si aspetta solo la sua passività, il suo conformismo, per poter ancora sorprenderlo......vincere la sua resistenza residua alla noia attraverso l'incidente di un imprevisto, che tende a supplire alla vista come l'inatteso sopprime l'attesa...” L'opera d'arte ha così subìto un processo di de-materializzazione fisica, per cedere progressivamente il passo ad apparentemente complessi, ma troppo spesso sterili, intellettualismi a senso unico. Il tutto naturalmente, a discapito della pittura, della bellezza e della gratificazione visiva, contribuendo ad indebolire ulteriormente la capacità di vedere. Alla luce di tali premesse allora, contrariamente all'opinione dei suoi denigratori, la pittura può tornare a svolgere, per il tramite del suo potere seduttivo, il suo storico ruolo comunicativo, superando in efficacia i suoi rivali più “contemporanei”. Il gesto stesso della riscoperta della tecnica, è evocativo della volontà di memoria; una presa di posizione netta nella battaglia contro il caos ed il dilagare del nulla, in nome dell'esigenza di ricominciare a Vedere. In definitiva forse, la pittura è diventata oggi il vero e ultimo gesto di avanguardia, un atto di fede nella libertà di poter scegliere ancora, ciò in cui credere. Ma
se il “problema odierno di ogni rappresentazione è di sapere come
rendersi visibile” (P. Virilio), essa lo dovrà fare attraverso la
meraviglia e la sorpresa, “mostrando all'osservatore ciò che egli
già conosce ma che ancora ignora di sapere” (William S.
Burroughs), cioè tutto ciò che normalmente l'abitudine alla
superficialità offusca alla vista della mente. La bellezza in fin
dei conti è sempre stata un attributo irrinunciabile dell'Arte,
elemento sostanziale della percezione estetica in grado di innescare
complessi processi psicologici, che stimolano nell'osservatore un
interesse profondo per i contenuti ed il messaggio che l'Opera
intende comunicare. Ritengo sia questa in fin dei conti l'eredità contemporanea della lunga tradizione del Fantastico, che indipendentemente dalle definizioni dei singoli periodi, ha attraversato trasversalmente gran parte della storia dell'Arte, soprattutto Europea. Fantastico inteso come tendenza a rappresentare in immagini la complessità ed il mistero dell'uomo, scandagliarne le profondità per fare luce sugli impulsi e le percezioni più nascoste. Dal medioevo a Bosh, passando per Duhrer, Goya, Fussli, Blake, Moureau, per arrivare nel XX secolo al Surrealismo, alla Scuola Viennese del Realismo Fantastico, fino al Realismo Psichico di Hausner e le visioni estreme di Helnwein, questi artisti hanno dato forma, pur nelle diverse specificità individuali, al mistero ed a quell'inspiegabile intuizione a conoscere l'intima essenza delle cose, indipendentemente da un percorso logico-razionale; e lo hanno fatto attraverso le immagini che popolavano la loro mente. Immagini nuove rispetto all'epoca in cui venivano proposte, autentiche in quanto prodotto dell'immaginario e dello spirito, testimoni dello straordinario che sta al di là delle spiegazioni. Questo, in definitiva, è lo straordinario potere delle immagini, e della pittura; la sua interminabile ed universale capacità di meravigliare, dando forma concreta ai pensieri più autentici e più profondi, e di condurci sempre oltre se stessa, oltre la semplice apparenza, in territori strettamente connessi con l'ineffabile e le risposte che da sempre l'uomo va cercando, ma di cui oggi ha più che mai bisogno.
(Alessandro
Bulgarini – 14 gennaio 2009)
![]() (CONTEMPORART - Ed. Ghirlandina - n. 55 giugno 2008 /pag. 2 - sponsorizzato dalla Provincia di Brescia) ...Pittore per certi aspetti argomentativo
che si addentra nel surreale,
( Prof. Giovanni
Quaresmini - Bresciaoggi del 24 aprile 2008 ) Alessandro Bulgarini studio: Brescia - Italy Per info: 338.30.15.186 info@alessandrobulgarini.it ©2011 Alessandro Bulgarini. All rights reserved. |