Attraverso l'immagine, al di là dell'immagine

di Emanuele Beluffi

Per quale motivo l'opera di Alessandro Bulgarini sembra così inattuale?
Riandiamo infatti col pensiero alle annotazioni nicciane, paradossalmente profetiche nel titolo autoimposto delle
Considerazioni inattuali. Da che mondo è mondo, l'immaginazione rappresenta una risorsa vitale il cui valore è stato ahinoi costantemente misconosciuto. Trascuratezza che si accompagna al riconoscimento del depotenziamento del suo stesso potere iconografico.
Ci provarono i "contestatori" nel '68, con l'immaginazione al potere, ma con scarsi risultati.
Malgrè lui
, il Bulgarini vive in un contesto epocale contrassegnato dalla ridondanza iconografica. La sua opera si colloca pertanto nello scenario del "delitto perfetto" teorizzato da Baudrillard, dove la soppressione della realtà è il risultato della sopravvenienza della cosiddetta "iper-realtà" e la nettezza della distinzione con la fantasia s'illanguidisce in una mistura indistinta di realtà e illusione.
Questo è lo stato di cose in cui il Nostro si trova a operare.
Questo è il contesto in cui l'aereo che entra nelle
Twin Towers raffigura un'immagine inimmaginabile secondo i soloni della sociologia come il succitato Baudrillard. Strano combinato disposto del "duello" fra realtà e finzione e dello strapotere iconografico della comunicazione che fa sopravvivere l'immagine nella forma della sua stessa assenza. Insomma, come diceva Gil Scott-Heron già nel 1971, noi siamo "televisionati" (The Revolution Will Not Be Televised).
E che dire del commento sciagurato di
Karlheinz Stockhausen, secondo il quale l'eccidio dell'Undici Settembre, bloccato per sempre nell'immagine degli aerei che si sfracellano nelle Twin Towers, sarebbe la più bella opera d'arte mai realizzata?
Ogni tanto nel corso della storia si deve decretare la morte di qualcuno o qualcosa: Nietzsche ce l'aveva con il Dio della religione, Marx con quello del Capitale, Hegel aveva stabilito la morte dell'arte. E Baudrillard voleva far morire la realtà, individuandone l'annichilimento nell'esuberante attrazione delle immagini esercitata dalla società mediatica.
Audax vicit
.
Ma non è sempre così.
E dal momento che anche la pittura pensa, in quanto pratica speculativa il cui apporto epistemico è lo stesso della filosofia, allora possiamo vedere nell'impresa del Bulgarini il superamento del concetto
baudrillardiano di "simulacro", lascito della società mediatica da cui avrebbe origine come per partenogenesi il concetto di un'immagine fantasmatica in cui vero e falso si mescolerebbero in unità indistinta. Ciò che, va da sé, rappresenta un autentico non sense, dal momento che una cosa o è vera o è falsa - e se è mezza vera, è falsa e basta.
A sostegno dell'idea relativa al cimento polemologico della pratica pittorica verso l'immagine plastificata del simulacro riandiamo dunque col pensiero a ciò che con la potente eloquenza dell'ossimoro possiamo definire la storia dell'attualità. L'aereo che entra nelle
Twin Towers. Il sesso virtuale. La seduta plenaria dell'ONU. La creazione di un'esistenza individuale parallela (il mondo di Second Life). Le immagini dei traccianti sugli schermi della CNN ai tempi di Desert Storm, quando ci si stupì di poter assistere a una guerra come fosse un videogioco. E la dotazione sui tank americani di potenti altoparlanti che "sparavano" i brani musicali del gruppo heavy metal degli W.A.S.P. allo scopo d'infliggere al nemico musulmano sensazioni di sconvolgente terrore.
Irruzione del potere, mediatico al cubo: il potere fantasmatico dei mezzi di immaginazione di massa.
Se di lotta dobbiamo parlare, allora il potere della pittura rispetto all'immagine simulacrale passa attraverso la contrapposizione fra l'esuberante attrazione dell'immagine eterodiretta e la forza tranquilla dell'immagine generata dai moti che sommuovono l'animo del pittore/filosofo - o pittore concettuale, per usare la definizione con cui il Bulgarini descrive la propria poetica.
Che con la tecnica della pittura - come lo scrittore con la tecnica della scrittura e il filosofo con la "tecnica" della riflessione - restituisce il potere informativo dell'immagine allo sguardo ahinoi disincantato dell'essere umano contemporaneo. Tanto contemporaneo da non esser più capace né di guardare né di pensare, inchiodato alla sua stessa, attualissima preistoria. Così che, sia pure dilatandone il concetto alla nostra usanza, con
Erwin Panofsky potremmo parlare di una rediviva iconologia, metodo di lettura del pensiero della pittura che prescinde dalla descrizioni resocontative per soffermarsi, illuminandoli, sui correlati storici, filosofici, sociologici, mitologici, religiosi dell'immagine pittorica stessa. Spesso esterni al dominio consapevole di chi quell'immagine ha creato.
Inconsapevolezza da cui il Bulgarini, nella sua pratica speculativa, è ben lungi: il quale anzi consapevolmente
lascia dietro sé la questione sociologica della visione nel mare magnum della contemporaneità mediatizzata e navigando a vista nella procella dell'"iper-realtà" simulacrale si accosta ai limiti rocciosi del saper vedere. Ecco perchè a proposito della sua opera ci piace rievocare l'iconologia panofskiana: saper vedere un'immagine è come svuotare quel vaso di Pandora che è la pittura.
Ma "navigare a vista" è un rimando esplicativo fuorviante: con il Virilio de
L'arte dell'accecamento il nostro giovane pittore ha imparato che saper Vedere comporta un "capovolgimento scopico" rispetto alla consueta modalità di percezione visiva indotta dai potentissimi vettori d'immagine del contemporaneo. Scrive infatti il Bulgarini (il quale, lo si è capito, oltre che pittore è pensatore): "[...]assistiamo oggi ad una sorta di bombardamento mediatico, universale e quotidiano: dalla pubblicità alla televisione, passando attraverso internet e le tecnologie digitali in continua ed incessante evoluzione. Eppure, paradossalmente, l'umanità sembra avere progressivamente perso la capacità di “vedere” in profondità, essendo diventato ormai abituale, il più superficiale atto di limitarsi a “guardare”, generando quella che Paul Virilio [...] ha definito “Fatale Distrazione” o “Glaucoma Artificiale”" 1.
La modalità di visione contenuta nel concetto di
"capovolgimento scopico" è allora la proposta relativa a un ritorno: torniamo a imparare a guardare (e a pensare). Non più frontalmente: tale percezione del visibile è la stessa visione distratta dello sguardo panottico che, anziché scrutare attivamente l'orizzonte del visibile, subisce la visione deresponsabilizzata e distratta indotta dalla ridondanza mediatica, che ci fa vedere il visibile rimpiazzando la visione in sito e in visu con il teletrasporto pigro dell'immagine.
Torniamo a imparare a vedere l'intima essenza delle cose. Ciò che coincide con il coglimento della verità. Lasciando dunque alle nostre spalle l'abitudine alla visione frontale dello spettatore passivo abbassiamo lo sguardo. Atto non di umiltà, bensì di introspezione attiva del
visibile e dell'invisibile - ricordate il filosofo Maurice Merleau-Ponty? Attuando nell'arte della visione quella stessa straordinaria rivoluzione che secondo lo scrittore Marek Halter fu realizzata da Jackson Pollock in pittura: "Pollock è il primo ad aver abbandonato il cavalletto, una volta posta la tela per terra per cogliere il quadro dall'alto. E' come un paesaggio visto dall'aereo; mentre la pittura europea sono paesaggi visti dal finestrino di un treno"2.
E come fa il Bulgarini a realizzare questa sorta di intravisione noetica dell'immagine? Attraverso una visione derealizzante. Riproponendo, forse senza saperlo, quella fatale attrazione fra l'apporto fenomenologico e l'apporto poetico al reale, recondite armonie che
Edmund Husserl confidò una volta all'amico poeta Hugo von Hoffmasthal. Il Bulgarini supera l'atrofizzazione retinica indotta dal "bombardamento mediatico, universale e quotidiano" - che determina quella sorta d'assuefazione all'accecamento cui Virilio si riferisce con il concetto di "Fatale distrazione" - non attraverso la creazione dell'immagine "bella", fonte di una semplice piacevolezza retinica, bensì occasionando nell'osservatore quella sorta di vibrazione della retina il cui effetto è lo stesso di quello scaturiente dai connubii cromatici che secondo Isabella Far bastavano a fare di un quadro un'opera d'arte: bella materia colorata. Recuperando la capacità di Vedere con l'ostensione del concetto emblematicamente racchiuso in un'immagine provocatoria e inquietante, unitamente a una costante ricerca della tecnica della pittura.
Si veda ad esempio la serie dei “
Bambini senza volto”, dove, rispetto all'elemento pittorico, sopravviene l'elemento concettuale che spariglia le carte in tavola. Insinuare l'immagine come un tarlo nella mente e nell'occhio dell'osservatore, quasi forzandolo a riorientare lo sguardo nella direzione della rinnovata effabilità dell'immagine, ciò è il contenuto per dir così ideologico dell'opera di Alessandro Bulgarini. "Ideologica" in quanto pone a suo stesso fondamento l'idea. O, se preferiamo metter da parte quanto Kant ci ha insegnato sulla distinzione fra idea e concetto, un elemento concettuale. Da intendersi non certo nella direzione di quella corrente artistica che aveva posto alla base del suo stesso operare la predominanza dell'idea rispetto alla relativa realizzazione fisica, ma, in un'accezione lata, nella direzione di uno scotimento intellettuale dell'osservatore occasionato da una "provocazione visiva".
Proclive all'arte fantastica, di cui ha recentemente incontrato e conosciuto il capostipite
Ernst Fuchs, il Nostro ha trovato nell'esperienza di un Gottfried Helnwein e nel realismo psichico di un Rudolf Hausner, oltre che in una riadattata eredità magrittiana, la possibilità di generare un immaginario "[...]finalizzato a sconcertare, sorprendere e provocare per stimolare un meccanismo razionale che metta in crisi il tradizionale modo di guardare"3.
Volendo dalla sua il surrealismo di un
Riccardo Tommasi Ferroni, potente contraltare al circo mediatico dell'accecamento progressivo che Vittorio Sgarbi ha inquadrato nella meraviglia del possibile -"il grande spettacolo dell'impossibile che si rende possibile". E che per transizione dà l'impronta di sé alla ricerca del Bulgarini, attraverso la sperimentazione di "invenzioni visive" che rimuovano "la polvere dell'abitudine dagli occhi dell'osservatore annoiato"4.
Senza mai perdere di vista un concetto di fondamentale importanza nell'epoca attuale: l'urgenza pressante di fare buona pittura, che non può prescindere dall'occasionare uno stimolo alla riflessione.
Accogliendo fra i mentori ideali un
Pietro Annigoni o un iper-contemporaneo come Luciano Ventrone, a partire dalla folgore Daliniana che colse il Nostro ai primordi della propria ricerca.
Forse il giovane pittore bresciano pecca di massimalismo teorico quando consente col Virilio, secondo cui anche il mercato dell'arte avrebbe subito l'impronta dell'accecamento globale, piegandosi a quella che evidentemente dovrebbe considerarsi l'illogicità di un sistema in cui l'appassionato si involve in consumatore. In fin del conto l'arte, senza il mercato, non esisterebbe.
Ma stiamo parlando di pittura, disciplina intorno alla quale ancora si discute del certificato di morte.
Una caratteristica dello stato di cose nell'arte contemporanea è la mancanza di
pittoricità. Ciò che pone subito in rilievo il vetusto concetto della cultura estetica, la bellezza come intima connessione di forma e immagine. In effetti la pittura non è mai una replica isomorfica della realtà, ma nell'opera del Bulgarini conduce sempre a una sorta di nescio quid misterioso e magico che occasiona nell'animo dell'osservatore un intenso impatto emotivo.
Se non emarginata, forse la pittura rappresenta tuttora una pratica inattuale rispetto a videoarte, installazioni,
sound art et cetera: le applicazioni della tecnica hanno reso suggestivo largheggiare nella sperimentazione di modalità espressive altre rispetto alla pittura. Ma da tempo, all'idea che la pittura sia una lingua morta, si accompagnano la ricerca e le riflessioni condotte da critici, curatori, giornalisti e filosofi nella direzione di questa pratica espressiva. Tanto da auspicarne una sorta di rinascenza. Di fatto, è come la suggestione che internet possa sopravanzare la carta stampata. Ciò che mai accadrà: differenti sono le modalità di lettura, utilizzo e linguaggio. Come la carta stampata sembra votata all'inattualità rispetto a internet pur non essendolo, lo stesso vale per la pittura in riferimento ad altri mezzi espressivi. Viviamo anche noi lo zeitgeist, lo spirito del tempo in cui più pratiche espressive concorrono l'una accanto all'altra nell'informare del proprio stile un'epoca. E ogni epoca è all'altezza di sé stessa. Così la pittura.
La ricerca del Bulgarini è protesa a difendere il potere seduttivo e il ruolo comunicativo profondo di un mezzo espressivo a rischio d'inattualità in quanto tallonato da "concorrenti" apparentemente più "moderni". Ed è gettata in un contesto epocale contrassegnato da un'estetica dell'eccesso d'immagine. Eccedenza di cui preconizza il pericolo pressante per quella risorsa vitale che
Alberto Agazzani ha definito "l'arte di vedere l'arte"5.
E' per questo che la pittura di Alessandro Bulgarini ci sembra straordinariamente urgente nella sua inattualità.

                                                                                                                                                           (Emanuele Beluffi - settembre 2009)

NOTE

  1. Alessandro Bulgarini, Il potere dell'immagine: pensieri sull'Arte (http://www.alessandrobulgarini.it/recensioni.html), 2009

  2. M. Halter, Suivez l'artiste, in France 3, Febbr. 2005 - cit. in Paul Virilio, L'arte dell'accecamento, Milano, Cortina, 2007

  3. Alessandro Bulgarini, Il potere dell'immagine: pensieri sull'Arte (http://www.alessandrobulgarini.it/recensioni.html), 2009

  4. ibid

  5. Alberto Agazzani, De temporum fine comoedia, in Luciano Ventrone – Le verità dipinte, Giunti, 2008








AENIGMA PICTURAE

di Giovanni Quaresmini

La narrazione figurativa di Alessandro Bulgarini sottende ed esplicita concetti e si raggruma in nuclei densi di metafore che sembrano irrompere dall'irrealtà per frantumare luoghi comuni o svelarne i limiti e le contraddizioni.


Alessandro Bulgarini è un giovane pittore che, a passi lunghi, percorre la sua originale strada artistica senza nulla concedere ad una presunta idea del bello o a convenienze di maniera. Sorprende per i suoi messaggi che penetrano la superficie dei contenuti per addentrarsi, al di là delle apparenze, nella loro profondità svelandone l'aspra essenza. 

Entra con determinazione creativa nel mondo dei concetti e delle metafore nell'invenzione di narrazioni lapidarie dalle immagini simboliche come epigrafi. In questo modo, tenta di svelare i luoghi comuni di cui l'uomo, spesso, è prigioniero nella sommersione dei detriti di un quotidiano edulcorato di cui sembra non avvedersi a causa dell'abitudinarietà ripetitiva.

Così l'artista invita a guardare il mondo attraverso un surrealismo senza perifrasi con riflessioni pittoriche che possono far sorridere per l'ironia sottesa o procurare un certo qual turbamento per gli squarci che possono delineare sull'agguato di vicende legate alla precarietà della vita. In ogni caso si tratta di introspezioni, che non sono mai banali, ma che si aprono a percorsi d'empito originale.

Sorprende la sua lucidità creativa che aggioga la figurazione iperrealista al carro metafisico e simbolico agitando inquietudini e prospettive, a volte, di tenore provocatorio e, altre, espresse in riflessività discorsiva. Dentro ed oltre il simulacro dell'immagine, esplora concetti e valori mettendo a nudo aspetti inquietanti della vicenda umana che, spesso, si aprono alla speranza del futuro. Nelle sue opere propone un approccio alla realtà che rovescia luoghi comuni sia mentali che visivi.

La sua ascendenza stilistica è calamitata dall'alveo surrealista che arricchisce con una vena personale nell'esplorazione di percorsi e lampeggiamenti creativi che, a volte, sembrano scagliati sulla tela come saette ad illuminare la parte oscura dell'uomo o il rovescio di concetti o di situazioni. Si addentra così nel territorio dell'inusualità che, a volte, si tinge di fantastico e, altre, di utopia per ri-velare il limite del catino d'acqua in cui siamo immersi e che rischiamo di scambiare per mare.

Ed ecco “Il dominio del simulacro” con due occhi posati sul ripiano accanto ad un volto a cui appartenevano a rappresentare l'accecamento che deriva dalla testa vuota che sta dietro il volto perchè le è stata tolta la capacità di pensare. Del resto, la televisione ha avviato l'era dell'accecamento abituandoci a vedere tantissime immagini in modo che, di conseguenza, nessuna immagine possa rimanere impressa nella mente abbacinata da un continuo bombardamento figurale ed emozionale.

Ai “Bambini senza volto” del nostro tempo - altro tema caro ad Alessandro Bulgarini - invece, è stata preclusa la possibilità di futuro: non hanno bocca e labbra, quindi non possono comunicare e non sono in condizione di costruirsi un'identità. Ed è uno dei problemi della nostra società che l'autore indaga con la sua vena pittorica.

Ma la speranza si apre con “Il figlio di un nuovo domani” in cui il volto di un bimbo appare avvolto da un'intensa luminosità irreale. Si tratta della rigenerazione dell'essere umano che approderà ad un rinnovamento interiore e, nel contempo, con la nuova linfa vitale si aprirà anche una nuova visione energetica quando il petrolio finirà. Al nuovo risveglio interiore dovrà corrispondere un'innovazione energetica. E così l'artista lega per vie misteriose sentimento e materia, interiorità ed energia.

Che cos'è la pittura per te?”- gli chiedo a bruciapelo.
Lo scopo della mia vita, un modo di esprimermi. L'ho nel sangue - risponde immediatamente. Rifletto spesso sulla vita umana, che ha una durata ben precisa, per poi concludersi. La pittura invece è immortale e continua a mandare i suoi messaggi al di sopra del tempo. Così io invio i miei messaggi. E' una necessità”.

Certamente “Tempus edax rerum”.
Ed “Il tempo che tutto divora” è una delle riflessioni del giovane artista, che delinea con una natura morta i pupazzetti abbandonati in un angolo della soffitta. Ormai hanno perso il pelo che li ricopriva e i giochi cui partecipavano non avvengono più. Le risa e i festosi vocii dei bimbi che li avvolgevano sono scomparsi. Sono lì come oggetti inutili, deposti in un qualche angolo della memoria. Chissà!

Ed ecco accanto l'opera “Pop is dead” con il teschio di Andy Warhol a delineare la dissoluzione dell'effimero con la rappresentazione della pelle di un viso che si lacera e si dissolve. L'effimero per Alessandro Bulgarini è la confusione presente sul mercato ed è simboleggiato dal trionfo della banalità e del pressapochismo nel considerare che cosa sia o non sia opera d'arte.

L'artista pur nell'innovazione stilistica si ispira ad un concetto di arte antica come espressione di una creazione di oggetti unici ed irripetibili come lo è, del resto, l'uomo nella sua unicità che non può essere replicata.

E così Alessandro Bulgarini continua nel suo cammino che sa e vuole sia soltanto suo e irripetibile.

                                                                                                                                            (Prof. Giovanni Quaresmini - aprile 2010)

Vincenzo Baratella

Quando ebbi modo di vedere l’opera di Bulgarini, rimasi perplesso davanti alla poliedricità di assunti che ruotano, e indubbiamente prillano, attorno ad una produzione che non è certo facile nell’impatto. Sono rimasto frastornato dalla pioggia meteoritica di contenuti, corredati da citazioni auliche, proposta dal giovane artista bresciano. E’ indubbia la ridda di pensieri che genera la risultante pittorica qualora impernia il suo sforzo nel focalizzare le tematiche della psiche. Parola grande che compatta l’anima e la testa, senza dubbio l’intento di Bulgarini è di affermare ciò che è in noi nascosto e parzialmente manifesto. L’auriga tiene le redini del bene e del male, nel volo pindarico oltre l’uomo e nel precipizio d’Icaro. L’Ubermansch è definitivamente morto con il dio niciano ed i nuovi feticci hanno imbrattato i muri di superstizioni e di sortilegi. Bene e male sono rimasti il vello del corpo; l’involucro è diventato il simulacro propiziatorio da esibire nel rituale della quotidiana affermazione del sé. L’uomo è nella dimensione della cecità: l’attualità di Saramago si rinnova nelle tele di Bulgarini. L’istintivo, l’Es, l’odore di ciò che è nel sinolo aumenta il vigore nella partenogenesi di ciò che sta dietro al velo di Maja. Sono forse solo i fantasmi di un gotico amato ed introiettato, comunque sono le reminiscenze anche di un surreale approccio con il sé, con i moti dell’anima, con gli imprevisti della follia. Indubbiamente la psiche, come decodifica di un arcaico sostantivo, apre le porte all’animo e alla ragione; analogamente il teschio di Dalì, ributtante scatola cranica adorna di baffi, non è solo il “memento mori” ma la continuità, quasi d’amorosi sensi, di un messaggio esistenziale, nel porgere le chiavi per porte che s’aprono solo sul mondo privato dell’io-sono. Un impianto personale incomunicabile da sempre che fin dai primi giorni di vita tappa la bocca ed impedisce di gridare quel cogito ergo sum che definisce l’unicità dell’esistente. Nell’intento di Bulgarini, l’artefice è la graffiante rabbia del dipingere ciò che è dentro e fuori di noi. Egli esibisce un autoritratto prono sulla tavolozza, rabbioso di colori e di idee: caravaggesca agitazione di un artista che abbraccia la pluralità dell’Esserci nel bene e nel male, e oltre gli stessi. Di sicuro nelle dimensioni dell’ignoto e del non-normale Bulgarini cerca di esibire il frutto della sua ricerca che va al di là dell’immagine, attraverso l’immagine. In questo impegno tematico c’è pure il corollario delle reminiscenze: una qualsiasi Galatea ninna un arto di bretoniana memoria, a lato della tela fa capolino uno dei mostri di Bosch. Sono senza dubbio i feticci generati dalle paure e dall’approccio desueto con l’evolutivo interscambio sociale. Continua il gioco surreale della perversione: la fragilità dei corpi senza sostanza: oh quanta species cerebrum non habet. Sono gli sguardi senza pupilla, sono involucri, maschere inserite in un consorzio umano che solo nell’analitico approccio pirandelliano rendono unicità contro mille interpretazioni; nella transitorietà interpretativa nessuno-uno legittima l’esistere della personalità.


                                                                              (Prof. Vincenzo Baratella - Rovigo, Studio Arte Mosè, marzo 2010)


MUSEOHERMETICO/OPERA AL NERO
Studio sull'Arte Alchemica rinascimentale e l'immaginario Alchemico contemporaneo

PURIFICAZIONE DELLA PERCEZIONE CRITICA

http://museohermetico.jimdo.com/alchimia-della-percezione/







BULGARINI: UNA PITTURA CHE VA OLTRE L'IMMAGINE


Fino alla fine del mese, Antonella Manotti ospita nel salone del suo bel circolo dietro al Vescovado “La città Si nota”, una personale di un giovane artista bresciano, Alessandro Bulgarini, dalla pittura non facile e inquietante. La tecnica sarebbe legata all'iper-realismo, ma le ispirazioni di Bulgarini sono più complesse, letterarie e filosoficamente fantastiche. Così che figure e ritratti vanno oltre la presenza fisica riconoscibile per cercare momenti che sfociano nella metafisica. Basti osservare l'autoritratto, pittoricamente esatto, ma dalla realtà che non finisce nei limiti della cornice, con uno sguardo che si perde nel sogno; e anche leggendo la dedica di questa mostra: “Dedicato a chi, nonostante tutto, ancora continua a credere nella bellezza e nei propri sogni, laddove risiedono tutte le risposte”.

Bulgarini frequenta sin da bambino lo studio del nonno, il pittore bresciano Serafino Zanella, ma è solo di recente che si avvicina con maggiore consapevolezza alla pittura, dopo averne approfondito in via autonoma la storia, anche attraverso alcuni viaggi che lo conducono a diretto contatto con le opere dei grandi maestri europei. Ed è proprio la profonda ammirazione sorta per alcuni di essi, ed il ritrovamento di alcuni carboncini regalatigli quend'era bambino (Bulgarini ha solo 26 anni), che lo portano a riscoprire anche un'innata capacità per il disegno, e a dedicarsi con impegno e dedizione alla propria ricerca pittorica. Nel giugno 2005 realizza così i primi disegni e poco dopo le prime sperimentazioni con il colore, orientandosi subito verso la figurazione, ma cercando di cogliervi un sottile senso del mistero. Ed è certamente in questa direzione che continuerà la pittura dell'artista bresciano, forse selezionando di più i temi filosofici abbinati alla fantasia dei silenzi magrittiani, magari conditi da un filo di perfida ironia.

                                                                            (Tiziano Marcheselli – GAZZETTA DI PARMA del 22 settembre 2009)








I BAMBINI SENZA VOLTO DI ALE BULGARINI CI INTERROGANO


Da venerdì 19 giugno (ore 21) al 19 luglio il Pride Bar di via Laura Cereto n.15/A in città, propone una mostra del giovane pittore bresciano Alessandro Bulgarini, ore 9.00 – 1.00, chiuso domenica, ingresso libero, info 3383015186 www.alessandrobulgarini.it.

L'esposizione, che raccoglie anche altre ricerche, è intitolata agli inquietanti “Bambini Senza Volto”: non solo dipinti – annuncia l'autore – ma anche e soprattutto concetti, pensieri, provocazioni visive volte a stimolare un meccanismo razionale che metta in crisi il consueto modo di guardare. Un approccio dunque che cerca lo spiazzamento o il ribaltamento di luoghi comuni mentali e visivi. “The Child without a Face” è preannunciato come un “emblema del nostro tempo e della carenza di prospettive......Egli ci osserva, ci interroga e ci giudica......Se potesse griderebbe il suo dissenso contro un mondo mediatico, un sistema, che non lo difende..... ma lo relega in posizioni defilate, sicuramente al seguito di cose “più importanti” quali il successo, l'apparenza, il denaro o le continuative manovre d'immagine prive di concretezza e di soluzioni.... E' così che egli ci lascia o dovrebbe lasciarci, chiedendoci: “What have you done to the Future?, Cosa ne avete fatto del Futuro?”.

                                                                        (Fausto Lorenzi – Giornale di Brescia del 17 giugno 2009)








Il potere dell’ immagine – pensieri sull'arte

Viviamo in un epoca confusa, dominata dal materialismo e dalla superficialità, in un contesto sociale in cui l'apparenza e l'auto-imposta uniformità di pensiero e di azione, sembrano avere preso il posto dei reali valori della vita, o talvolta, della vita stessa. Mai nella storia come negli ultimi 50 anni, si era assistito ad una così cospicua e rapida diffusione delle immagini, delle loro fonti e dei loro utilizzi; una sorta di bombardamento mediatico, universale e quotidiano: dalla pubblicità alla televisione, passando attraverso internet e le tecnologie digitali in continua ed incessante evoluzione. Eppure, paradossalmente, l'umanità sembra avere progressivamente perso la capacità di “vedere” in profondità, essendo diventato ormai abituale, il più superficiale atto di limitarsi a “guardare”, generando quella che Paul Virilio (nel suo libro L'Arte dell'Accecamento) ha definito “Fatale Distrazione” o “Glaucoma Artificiale”. Il Guardare luoghi o situazioni senza effettivamente essere presente, determina uno svuotamento delle immagini, una separazione tra le immagini da una parte, ed il loro significato, l'influenza sull'osservatore dall'altra. In sostanza, dei Simulacri, figli del tempo della simulazione e del trionfo del virtuale.

Un' Era dell'Accecamento dunque, sociale, culturale e quindi umano, che ha prodotto e si è nutrita di un sistema dell'Arte “Ufficiale” fondato – citando sempre Paul Virilio - su di “..una cultura senza memoria e senza alcuna regola, un'arte dell'amnesia che va di pari passo con la repentina accelerazione del reale....”, totalmente asservita alle strategie di mercato, le quali hanno innescato un “...processo in cui l'amatore d'arte non è altro che il complice obbligato, il barone di una ciarlataneria che non si definisce nemmeno più come tale......qui dall'amatore divenuto “consumatore d'arte”, ci si aspetta solo la sua passività, il suo conformismo, per poter ancora sorprenderlo......vincere la sua resistenza residua alla noia attraverso l'incidente di un imprevisto, che tende a supplire alla vista come l'inatteso sopprime l'attesa...” L'opera d'arte ha così subìto un processo di de-materializzazione fisica, per cedere progressivamente il passo ad apparentemente complessi, ma troppo spesso sterili, intellettualismi a senso unico. Il tutto naturalmente, a discapito della pittura, della bellezza e della gratificazione visiva, contribuendo ad indebolire ulteriormente la capacità di vedere.

Alla luce di tali premesse allora, contrariamente all'opinione dei suoi denigratori, la pittura può tornare a svolgere, per il tramite del suo potere seduttivo, il suo storico ruolo comunicativo, superando in efficacia i suoi rivali più “contemporanei”. Il gesto stesso della riscoperta della tecnica, è evocativo della volontà di memoria; una presa di posizione netta nella battaglia contro il caos ed il dilagare del nulla, in nome dell'esigenza di ricominciare a Vedere. In definitiva forse, la pittura è diventata oggi il vero e ultimo gesto di avanguardia, un atto di fede nella libertà di poter scegliere ancora, ciò in cui credere.

Ma se il “problema odierno di ogni rappresentazione è di sapere come rendersi visibile” (P. Virilio), essa lo dovrà fare attraverso la meraviglia e la sorpresa, “mostrando all'osservatore ciò che egli già conosce ma che ancora ignora di sapere” (William S. Burroughs), cioè tutto ciò che normalmente l'abitudine alla superficialità offusca alla vista della mente. La bellezza in fin dei conti è sempre stata un attributo irrinunciabile dell'Arte, elemento sostanziale della percezione estetica in grado di innescare complessi processi psicologici, che stimolano nell'osservatore un interesse profondo per i contenuti ed il messaggio che l'Opera intende comunicare.
Ed è in linea con questa corrente di pensiero che si sviluppa il mio lavoro: una
Pittura Concettuale che generi un immaginario profondamente significante, finalizzato a sconcertare, sorprendere, provocare per stimolare un meccanismo razionale che metta in crisi il tradizionale modo di guardare. Invenzioni visive che racchiudano e che pongano Domande, per rimuovere la polvere dell'abitudine dagli occhi dell'osservatore annoiato, ricordandogli che sempre, oltre l'apparenza, si celano le profondità del significato.
Cerco in sostanza di creare immagini la cui bellezza ed il cui fascino siano strettamente connessi con il mistero; archetipi la cui origine è essenzialmente mentale, frammenti di pensiero riportati alla luce con l'intento di far ripartire la capacità di pensare. In tal modo l'enigma diventa il mezzo per restituire all'immagine la pienezza perduta, ricomporre la frattura tra la stessa ed un significato, qualunque esso sia in relazione all'interpretazione di chi ne fruisce. Per competere con gli interminabili flussi mediatici odierni, c'è bisogno di immagini diverse, che fondino il loro messaggio su elementi insoliti e contradditori in grado di stimolare una maggiore attenzione.

Ritengo sia questa in fin dei conti l'eredità contemporanea della lunga tradizione del Fantastico, che indipendentemente dalle definizioni dei singoli periodi, ha attraversato trasversalmente gran parte della storia dell'Arte, soprattutto Europea. Fantastico inteso come tendenza a rappresentare in immagini la complessità ed il mistero dell'uomo, scandagliarne le profondità per fare luce sugli impulsi e le percezioni più nascoste. Dal medioevo a Bosh, passando per Duhrer, Goya, Fussli, Blake, Moureau, per arrivare nel XX secolo al Surrealismo, alla Scuola Viennese del Realismo Fantastico, fino al Realismo Psichico di Hausner e le visioni estreme di Helnwein, questi artisti hanno dato forma, pur nelle diverse specificità individuali, al mistero ed a quell'inspiegabile intuizione a conoscere l'intima essenza delle cose, indipendentemente da un percorso logico-razionale; e lo hanno fatto attraverso le immagini che popolavano la loro mente. Immagini nuove rispetto all'epoca in cui venivano proposte, autentiche in quanto prodotto dell'immaginario e dello spirito, testimoni dello straordinario che sta al di là delle spiegazioni. 

Questo, in definitiva, è lo straordinario potere delle immagini, e della pittura; la sua interminabile ed universale capacità di meravigliare, dando forma concreta ai pensieri più autentici e più profondi, e di condurci sempre oltre se stessa, oltre la semplice apparenza, in territori strettamente connessi con l'ineffabile e le risposte che da sempre l'uomo va cercando, ma di cui oggi ha più che mai bisogno.

                                                                            (Alessandro Bulgarini – 14 gennaio 2009)











(CONTEMPORART - Ed. Ghirlandina - n. 55 giugno 2008 /pag. 2 - sponsorizzato dalla Provincia di Brescia)








...Pittore per certi aspetti argomentativo che si addentra nel surreale, 
il giovane Alessandro Bulgarini s’intrattiene in profondità psicologiche 
che porta a sintesi attraverso figurazioni dal solido impianto compositivo. 
Nipote di Serafino Zanella, pittore delle mimose e non solo, forse è nell’atavica eredità 
che ha trovato la vocazione per la pittura che prorompe al di là 
e oltre la sua laurea in economia e commercio.
 
Il suo surrealismo percorre longitudini concettuali in quanto si inerpica e scaturisce 
più dal pensiero che dal sogno con cui, comunque, 
stringe un qualche patto ai confini dell’immaginario.
I viaggi dentro se stesso lo conducono all'introspezione
attraverso un realismo figurativo 
che può divenire anche simbolico e visionario. 
Ed eccolo mentre ricerca dove germoglia l’arte nell’autoritratto in cui 
l’artista osserva la stella alpina che spunta dalla sua mano....

                                                ( Prof. Giovanni Quaresmini - Bresciaoggi del 24 aprile 2008 )




Alessandro Bulgarini  

studio:  Brescia  -  Italy

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